Capo II, Art.8. Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un’attività sportiva non agonistica o amatoriale il Ministro della salute, con proprio decreto emanato di concerto con il Ministro per il turismo e lo sport dispone garanzie sanitarie mediante l’obbligo di idonea certificazione medica, nonché linee guida per l’effettuazione di controlli sanitari sui praticanti e per la dotazione e l’impiego, da parte di società sportive sia professionistiche che dilettantistiche, di defibrillatori automatici e di eventuali altri dispositivi salvavita.

Questo il testo inerente la tutela sanitaria delle attività sportive contenuto nel decreto legge sulla sanità approvato dal CDM. Si occupa di due distinte situazioni:

1.       la tutela sanitaria dell’attività sportiva non agonistica o amatoriale

2.       la dotazione di dispositivi salvavita presso le società sportive

 

1. Va sottolineato anzitutto che, a differenza di quanto erroneamente ritenuto dai non esperti del campo, attività sportiva non agonistica,  attività sportiva amatoriale e attività ludico motoria non sono affatto sinonimi!

L’attività sportiva non agonistica è infatti esattamente definita dalla legge (DM 28.02.1983) che stabilisce l’obbligo della relativa certificazione (certificato di buona salute) per le seguenti categorie di persone:

a) gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività parascolastiche;
b) coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI e che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del decreto ministeriale 18 febbraio 1982;
c) coloro che partecipano ai Giochi della gioventù, nelle fasi precedenti quella nazionale.
Si tratta pertanto di alunni che svolgono attività sportiva in ambito parascolastico o che partecipano ai giochi della gioventù, nonché di soggetti tesserati presso federazioni sportive ed enti di promozione sportiva e non qualificati agonisti.

Con il termine “amatoriale” si intende comunemente chi fa una certa attività non per professione o per guadagno, bensì per passione, dedicandovi parte del proprio tempo libero. Nello sport, con l’ovvia esclusione dei professionisti e dei dilettanti agonisti (definiti da specifiche norme), questa categoria è oltremodo ampia e diseguale. Può infatti comprendere i frequentatori di centri fitness, all’interno dei quali si svolgono alcune attività che per intensità di sforzo si possono certamente considerare sportive (pesistica, culturismo, spinning, alcune attività dell’aerobica, ecc.), il podista o ciclista non tesserato ad alcuna associazione, l’appassionato di trekking o di vela, colui che pratica occasionalmente attività sportive non organizzate da federazioni o enti fino a chi si cimenta imprudentemente in attività tecniche e/o rischiose senza la necessaria organizzazione e preparazione. Non è sempre vero, quindi, che l’amatore svolge una pratica sportiva meno intensa e rischiosa di chi fa sport non agonistico o anche agonistico dilettantistico.

Vi sono poi i frequentatori di palestre, piscine e corsi vari di attività fisica e motoria a scopo ludico, ricreativo o di benessere: questi sì svolgono sforzi meno intensi, infatti queste attività non costituiscono sport bensì attività fisica o motoria. Queste attività devono far parte della vita quotidiana e sono indispensabili, in una data intensità, quantità e frequenza, per mantenere un buono stato di salute. Non necessitano pertanto di alcuna autorizzazione medica preventiva, anche se è opportuno informare il proprio medico dell’attività fisica praticata o che si intende intraprendere. 

Dei tre casi presentati, attualmente la legge prevede una certificazione medica, di solito rilasciata dal medico o pediatra di famiglia che si basa sulla visita e sulla conoscenza di eventuali problemi di salute del soggetto, solo nel caso delle attività sportive non agonistiche. Gli amatori non hanno alcun obbligo verso terzi e nel caso della frequenza di palestre, piscine o centri l’eventuale richiesta di certificazione rientra nel rapporto cliente – gestore e risponde a esigenze legali e assicurative più che sanitarie.

Aspettiamo pertanto con fiducia di conoscere le preannunciate nuove norme per la tutela sanitaria di queste categorie, auspicando che vengano ben distinte in base all’effettivo sforzo fisico sostenuto e non sulla base di criteri burocratici che non rispondono ad alcuna esigenza sanitaria, anzi possono diventare controproducenti.

 

2. I defibrillatori semiautomatici sono apparecchi di semplice uso, maneggiabili anche da personale non sanitario, da usare in alcuni casi di arresto cardiaco per una immediata rianimazione in attesa del soccorso sanitario d’urgenza. All’accensione tali apparecchi guidano l’utilizzatore passo per passo con messaggi vocali registrati e fanno automaticamente diagnosi di arresto cardiaco su cui si può o meno intervenire con lo strumento. La loro disponibilità sul territorio si è dimostrata efficace nel ridurre le morti improvvise da arresto cardiaco, per cui l’indicazione data dal nuovo decreto è senz’altro condivisibile. Il problema saranno come al solito i costi: chi li pagherà?